intervista

Marco Girotto Head of Innovation & Marketing  GEOSIDE – GRUPPO ITALGAS

Perché molte aziende investono in efficienza energetica senza ottenere il massimo ritorno economico?

Il rischio è di comprare tecnologie invece che lavorare sul sistema. Nella nostra esperienza capita di osservare che gli investimenti energetici nascono su binari separati: in alcuni casi da un budget, in altri da una scadenza di incentivo, in altri ancora dall’esigenza di un singolo stabilimento, a volte solo a fronte di un guasto. Preso singolarmente ogni progetto ha un business case che regge ma nella vista d’insieme, spesso non si parlano. Un impianto fotovoltaico che non consideri l’evoluzione dei consumi nei prossimi anni, un sistema di accumulo che non prenda in considerazione le opportunità sulla flessibilità, un cogeneratore installato prima di aver ridotto i fabbisogni energetici. Quello che succede spesso quindi è che si ottimizzano i sottosistemi ma non il sistema, mentre occorre tenere a mente il principio europeo “Energy Efficiency First”: prima si riduce, poi si produce.

Per questo la domanda da porsi non è “quale tecnologia adottiamo?” ma piuttosto “quale portafoglio di interventi massimizza il valore per l’impresa nei prossimi dieci anni, e con quale allocazione del rischio?”. È una domanda da CFO quanto da Energy Manager. Infatti, il ruolo dell’Energy Manager si sta avvicinando a quello di un gestore di portafoglio. Deve bilanciare riduzione dei consumi, autoproduzione, flessibilità, elettrificazione e protezione dalla volatilità dei prezzi, sapendo che il valore di ogni leva dipende dalle altre.

In concreto contano tre cose. La prima sono i dati: diagnosi energetica e monitoraggio servono a misurare, non a stimare, e sono la base di ogni decisione. La seconda è la sequenza: prima si riducono i consumi, poi si dimensiona l’autoproduzione, poi l’accumulo e la flessibilità. La terza, spesso decisiva, è il modello finanziario. Per molte imprese oggi il vero vincolo non è la tecnologia, ma la disponibilità di capitale e la capacità di sostenere il rischio di performance. Qui l’Energy Performance Contract arriva in aiuto: la ESCo investe, garantisce il risultato e viene remunerata con i risparmi effettivamente conseguiti. L’impresa non immobilizza capitale e trasferisce il rischio a chi ha le competenze per gestirlo.

È il lavoro che facciamo in Geoside, con alle spalle la solidità industriale del Gruppo Italgas. Partiamo dalla diagnosi, costruiamo la roadmap e arriviamo alla realizzazione e alla gestione nel tempo, anche in modalità EPC. L’obiettivo è che l’energia smetta di essere una voce di costo da comprimere e diventi un asset da gestire.

 

L’innovazione energetica può davvero trasformarsi in un vantaggio competitivo per le imprese?

Sì, a condizione che venga trattata con la stessa disciplina di un investimento industriale, non come una vetrina.

Noi applichiamo tre filtri. Il primo è l’impatto misurabile su una metrica che conta davvero per il cliente: kWh, euro l’anno, tonnellate di CO₂, ore di fermo evitate. Il secondo è l’integrabilità con gli impianti esistenti senza stravolgerne l’operatività. Il terzo è la bancabilità: se una soluzione non può entrare in un contratto con risultato garantito, non è ancora pronta per il mercato. Da questi filtri nasce il nostro metodo. Facciamo scouting con startup, centri di ricerca e partner tecnologici. Lanciamo sperimentazioni con un protocollo di misura e verifica definito prima di partire e solo dopo scaliamo.

La collaborazione con la startup texana TRI-S Technologies è un buon esempio di questo approccio. Refrigerazione e condizionamento sono spesso tra i primi carichi elettrici in settori come la grande distribuzione, l’alimentare, il farmaceutico e i data center. Eppure, non sempre sono al centro delle strategie energetiche. Il nanofluido CryogenX4, applicato ai sistemi di climatizzazione e refrigerazione esistenti, consente riduzioni dei consumi fino al 27% senza sostituire gli impianti e con tempi di rientro molto spesso nell’ordine di un solo anno. Ci interessa non solo per il numero, ma per il profilo: basso investimento, installazione rapida, risultato misurabile e replicabile su molti siti. È esattamente il tipo di innovazione che porta valore immediato e scalabile.

Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale. Il suo valore per l’energy management sta, prima che negli algoritmi, nella qualità dei dati e nella capacità di trasformare un’anomalia o un’efficienza in un intervento concreto e sostenibile.

Il vantaggio competitivo non viene solamente dalla tecnologia: quella la si può acquistare facilmente. Viene dalla capacità di selezionare le soluzioni giuste in base alle specificità dell’impianto e del cliente, integrarle in una roadmap coerente e farle funzionare nel tempo. In altre parole, la capacità di esecuzione è fondamentale, con un approccio di sistema basato sulle competenze prima di tutto il resto.

 

 

 

 

 

 

 

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